Comunicazione efficace

La Comunicazione Efficace ed empatica attraverso i gesti
(Comunicazione cognitiva)

Teoria altamente innovativa
(Metodo Massimo Sidoti)

La psicologia cognitiva è una branca della psicologia che ha come obiettivo lo studio dei processi mediante i quali le informazioni vengono acquisite dal sistema cognitivo, trasformate, elaborate, archiviate e recuperate.

La percezione, l’ apprendimento, la risoluzione dei problemi, la memoria, l’ attenzione, il linguaggio e le emozioni sono processi mentali studiati dalla psicologia cognitiva.

Essa studia il funzionamento della mente come elemento intermedio tra il comportamento e l’attività cerebrale prettamente neurofisiologica . Il funzionamento della mente è assimilato.

Il comportamento è il modo di agire e reagire di un oggetto o un organismo messo in relazione con altri oggetti, organismi, o semplicemente con l’ ambiente, che è l’esternazione di un atteggiamento, il quale si basa su una idea o una convinzione che può essere anche un pregiudizio. Il comportamento può essere conscio o inconscio e volontario o involontario.

Negli animali il comportamento è controllato dal sistema endocrino e da quello nervoso. La complessità del comportamento di un organismo è legato alla complessità del suo sistema nervoso. Generalmente, organismi con un sistema nervoso più complesso hanno più grandi capacità di imparare nuove risposte e correggere il loro comportamento.

Il comportamento umano, così come quello di altri organismi, può essere comune, insolito, accettabile o inaccettabile. Gli uomini valutano l’accettabilità di un determinato comportamento usando norme sociali e regolando i comportamenti tramite mezzi di controllo sociale.

Nell’Approccio Centrato sulla Persona basato sul modello formativo ideato da Thomas Gordon, allievo di Carl Rogers, e sviluppato e diffuso in tutto il mondo dalla Gordon Training International . Essi si prefiggeno di sviluppare o migliorare la sensibilità e le competenze interpersonali e le abilità comunicative.

Principali obiettivi dei percorsi proposti dalla Gordon Training International sono:

    • Imparare a leggere il comportamento
    • Riconoscere situazioni problematiche e capire “di chi è il problema”
    • Apprendere l’ascolto empatico
    • Utilizzare in modo efficace il confronto e l’assertività
    • Imparare ad usare un metodo democratico di “Problem Solving”
    • Imparare a promuovere la consapevolezza dei valori

Exducere.com nell’Approccio Centrato sulla Persona si basa sul modello formativo ideato da Massimo Sidoti sviluppato attraverso osservazioni e teorie innovative “Comunicazione efficace ed empatica attraverso la comunicazione cognitiva dei gesti”. Non la semplice staticità dei gesti ma la dinamicità della mente rapportata al gesto.

La comunicazione corporea attraverso i gesti e la mimica facciale e posturale del corpo costituisce il 90% di un interessante conversazione. Essa è la forma più potente di comunicazione tra gli uomini.

Saper decifrare la comunicazione empatica del corpo permette per così dire di “codificare” la mente degli altri.
Ad esempio osservando, potete usare la comunicazione cognitiva del corpo per scoprire quando qualcuno/a è attratto/a da voi o creare un interesse romantico in qualcuno/a che desiderate. Potete usare la comunicazione cognitiva del corpo per rendervi conto se gli altri stanno mentendo o dicendo la verità.
Potete usare la comunicazione cognitiva del corpo per comunicare un senso di sicurezza e ispirare rispetto in ogni situazione.

Potete usare la comunicazione cognitiva del corpo per mettere le
persone a loro agio, farvi degli amici rapidamente, persuadere,
influenzare o vendere di più.

Conoscere la comunicazione cognitiva del corpo ci insegna
anche ad interagire con persone di altre culture di altre parti del mondo pur non conoscendo la loro lingua.

L’uomo tende a sviluppare capacità comunicative attraverso messaggi verbali positivi ed empatici, ma non si rende conto del fatto che la sua comunicazione con gli altri è fortemente compromessa da tutta una serie di messaggi non verbali negativi che invia agli altri inconsapevolmente.

Conoscere esattamente quali posture, gesti, e movimenti creano comunicazione cognitiva, vi permettono di comprendere i disagi dell’altro, capire che l’altro ha un problema e trasmettere invece dei messaggi non verbali positivi, divenendo persone efficaci.
Tutti noi usiamo la comunicazione cognitiva del corpo, spesso inconsciamente attraverso una serie di algoritmi dei gesti. Lo
percepiamo negli altri e vi reagiamo ma spesso non riusciamo a comprendre il vero significato dei gesti e non teniamo in considerazione quanto ci possa servire a raggiungere i nostri obiettivi, in campo personale, affettivo e professionale.

Il 70% dell’impressione che suscitiamo sugli altri viene dalla nostra comunicazione corporea!
Quindi, perchè fermarsi solamente alla comunicazione empatica ed efficace verbale.

Il nostro corpo può emettere 10.000 messaggi al minuto interaggendo con un altra persona. Inviamo segnali non verbali come lo sguardo, la postura, il livello di energia e l’attitudine, per fare un’impressione positiva sugli altri.

Il minimo gesto, per esempio come stiamo in piedi o entriamo in una stanza, può rivelare moltissimo sul nostro livello di sicurezza in noi stessi, autostima e credibilità.
Alcuni dei segnali del corpo più efficaci per conquistare attenzione, rispetto e fiducia sono:

stabilire un contatto visivo appropriato.
 stabilire una corretta postura del corpo.
 emanare segnali positivi attraverso il sorriso o segnali negativi attraverso l’annuire.
 assumere una postura adeguata in base agli algoritmi dei gesti dell’altro.
 Il rimodellamento – consiste in pratica nell’imitare i movimenti degli altri, permettendovi di armonizzarvi con i gesti dell’altro senza che se ne rendano conto.
 le modalità di movimento all’interno di una stanza piena di gente per produrre su di loro il massimo impatto.
 Un leggero innalzamento del ciglio (destro o sinistro) segnale di accettazione, compiacimento, stupore

Gli occhi “lo specchio dell’anima”

Esaminiamo l’intensità dello sguardo

Essi ci rivelano diversi indizi, stati d’animo, sentimenti, atteggiamenti, gioia, stupore, perplessità, amarezze, incomprensioni, delusioni, tenerezze, caparbietà, debolezze, romanticismi, durezze, disapprovazione, ingannevolezza.

Percorso educativo per genitori

Percorso educativo per genitori

Exducere.com, intende definire percorsi educativi, di formazione e di adeguamento alle problematiche comportamentali.

Scoprire se stessi attraverso l’esperienza individuale che è la base da cui partire per modificare il proprio modo di essere.

Intraprendere il prorpio percorso da imboccare attraverso scelte e decisioni stimolati dal confronto interpersonale.

L’apertura mentale in campo dell’osservazione allarga la capacità al cambiamento rendendo più efficace l’educazione per i propri figli.

l’apprendimento non sarà mirato ad argomenti teorici, ma sull’identificazione di un settore del comportamento sulla base delle loro esperienze concrete.

Gli obiettivi del metodo didattico in campo comportamentale indicano la presa di coscienza delle proprie abitudini in riferimento con la realtà, dagli schemi cognitivi, le differenze, integrando esperienze ed informazioni

Exducere.com crea percorsi educativi personalizzati individuando le cause delle problematiche comportamentali, individuando le possibili soluzioni per suggerire le strategie di intervento.

Il percorso educativo personalizzato si pone gli obiettivi:

  • Capire la situazione
  • Conoscere tutte le persone coinvolte nella situazione
  • Individuare le conflittualità non risolte
  • Conoscere l’ambiente che circonda
  • Comprendere conflitti (psicologici, fisici, educativi, affettivi)
  • Permettere alle persone di elaborare il proprio vissuto
  • Comprendere e valutare la personalità (dialogo, l’ascolto, il conoscersi)
  • Comprendere e valutare i bisogni e i desideri

  PERCORSI EDUCATIVI PERSONALIZZATI

Il percorso educativo personalizzato guiderà alla conoscenza delle problematiche, fornendo consigli su possibili atteggiamenti educativi “alternativi” a quelli abitualmenti utilizzati, incoraggiando a scegliere in maniera autonoma strategie educative “alternative”, sostenute dal manuale del percorso educativo personalizzato, favorendo una riorganizzazione del sistema comportamentale e la necessità di un’adeguata organizzazione delle attività.

Strategie Comunicative per genitori

Docente
Massimo Sidoti
Descrizione
Hai difficoltà di relazionarti in maniera “efficace” con gli altri?
Per esempio con i tuoi figli?

La “comunicazione ” proposta da Massimo Sidoti promuove lo sviluppo delle abilità di ascolto, di gestione risoluzione e mediazione dei conflitti.

I corsi favoriscono lo sviluppo di abilità di comunicazione e consentono di operare corretti processi di attribuzione, affinando la sensibilità necessaria per cogliere i segnali che stanno ad indicare la presenza di problemi nell’altro .

Il corso, dal titolo “Strategie comunicative per genitori ”, è rivolto a quei genitori che sentono il bisogno di rendere più aperta la comunicazione con i propri figli, di diventare più capaci di ascoltarli e capire i loro bisogni, le parole, i sentimenti e gli ideali. E’ rivolto anche a quei genitori che desiderano che anche i figli capiscano i bisogni, i sentimenti e i valori dei genitori stessi. Quando si riesce a conquistare la possibilità di comunicare con i figli, allora essi diventano membri attivi e propositivi della famiglia e questo li aiuta a sviluppare stima e fiducia in sé stessi e a diventare responsabili anche della propria crescita.

Essere genitore rimane uno dei compiti più delicati e complessi, in cui devono essere unite abilità di gestione emotiva, di comprensione e ascolto, di tolleranza e apertura, assieme alla capacità di essere di esempio e guidare con serenità e fiducia la crescita e lo sviluppo dei bambini e ragazzi.

E altro ancora…

Si tratta di un primo passo in direzione di una maggiore e migliore conoscenza di sé e delle proprie risorse e potenzialità , della propria crescita personale e professionale .

Gli incontri hanno carattere teorico-pratico: è privilegiata una forma di apprendimento esperienziale che coinvolge direttamente i partecipanti e consente di sperimentare in presa diretta le abilità proposte .

I Gruppi sono formati da un minimo di 8-10 persone ( massimo 20 ).

 

Giorni/orari

 

Prossimi incontri:
Le iscrizioni sono aperte per il mese di luglio
inizio corso da stabilire

Attività

Attraverso le competenze apprese sarà possibile:

  • incrementare l’efficacia della tua comunicazione;
  • stabilire una migliore sintonia con gli altri e con te stesso;
  • risolvere conflitti interpersonali e divergenze di valori;
  • sviluppare capacità di risolvere problemi;
  • identificare e modificare le convinzioni che ti limitano;
  • usare il linguaggio in modo efficace e funzionale alle relazioni;
  • gestire al meglio tutte le tue risorse interiori.

Il percorso educativo per genitori personalizzato è uno strumento di intervento strategicamente personalizzato al fine di creare una linea pedagogica che utilizzi semplici strumenti e modalità pratiche che favoriscono un miglior utilizzo delle potenzialità di ogni individuo.

  • una maggiore capacità di auto-osservazione;
  • una crescente possibilità di superamento dei condizionamenti comportamentali;
  • un maggior sviluppo del pensiero divergente;
  • un aiuto a conoscere la proria creatività ed a superare le tensioni, l’ansia e l’angoscia del fallimento;
  • dimostrare come l’errore possa diventare la base per il miglioramento;
  • migliorare la persona nella percezione del sè.

Percorso educativo per minori

Percorso educativo per minori

Exducere.com è un sito specializzato in campo pedagogico e psicologico. Esso prevede una serie di iniziative atte a stimolare processi formativi ed informativi (integrazione del bambino, educazione comportamentale, capacità nel sapersi orientare nelle scelte personali e professionali).

Attraverso colloqui con professionisti (pedagogisti, psicologi,) il bambino acquisisce le conoscenze adeguate che gli permettono di migliorare le competenze specifiche.

Exducere.com, intende definire percorsi educativi di formazione e di adeguamento ai saperi, tenendo conto della possibilità di dialogo su tematiche vicine ai genitori ed ai figli.

Exducere.com crea percorsi educativi personalizzati per minori in difficoltà

individuando le cause delle problematiche comportamentali, individuando le possibili soluzioni per suggerire ai genitori le strategie di intervento

Il percorso educativo personalizzato si pone gli obiettivi:

  • Capire la situazione
  • Conoscere tutte le persone coinvolte nella situazione
  • Individuare le conflittualità non risolte
  • Conoscere l’ambiente che circonda il minore
  • Comprendere conflitti (psicologici, fisici, educativi, affettivi)
  • Valutare la capacità genitoriale
  • Permettere alle persone di elaborare il proprio vissuto
  • Aiutare la famiglia a riflettere sulle motivazioni
  • Comprendere e valutare la personalità ( dialogo, l’ascolto, il conoscersi in coppia)
  • Comprendere e valutare la capacità genitoriale
  • Conoscere e valutare il vissuto del minore.
  • Comprendere e valutare i bisogni e i desideri del minore
  • Conoscere e valutare il comportamento del minore a scuola
  • Suggerire agli insegnanti strategie di intervento per favorire l’appprendimento

  PERCORSI EDUCATIVI PERSONALIZZATI

  Il percorso educativo personalizzato guiderà i genitori alla conoscenza del minore e delle modalità che caratterizzano i suoi comportamenti, fornendo consigli su possibili atteggiamenti educativi “alternativi” a quelli abitualmenti utilizzati, incoraggiando i genitori a scegliere in maniera autonoma strategie educative “alternative”, sostenute dal manuale del percorso educativo personalizzato, favorendo una riorganizzazione del sistema familiare e la necessità di un’adeguata organizzazione delle attività.

Si richiede
  • informazioni dettagliate del minore
  • gli scopi
  • i tempi impiegati
  • le metodologie
  • i materiali usati
  • l’età e la caratteristica del minore
  • i risultati emersi negli anni
  • le relazioni con i genitori
  • le relazioni con i compagni
  • le relazioni con gli insegnanti
  • gli hobby del minore
  • le attenzioni rivolte dai genitori
  • i bisogni emersi
  • Lo sviluppo psico-affettivo
  • CURIOSITA’: le capacità di esplorare nuove opportunità di apprendimento
  • PERSEVERANZA: l’impegno rivolto nonostante gli ostacoli
  • FLESSIBILITA’: la capacità di cambiare il proprio stato d’animo
  • OTTIMISMO: la capacità di valutare nuove opportunità
  • IL RISCHIO la capacità di prendersi le proprie responsabilità
Attività dei genitori 
  • Osservare
  • Raccogliere
  • Confrontare
  • Sintetizzare

 

Il percorso educativo personalizzato non è una semplice consulenza professionale, ma uno strumento di intervento strategicamente personalizzato al fine di creare una linea pedagogica che utilizzi semplici strumenti e modalità pratiche che favoriscono un miglior utilizzo delle potenzialità di ogni individuo.

  • una maggiore capacità di auto-osservazione;
  • una presa di coscienza delle proprie abitudini;
  • una crescente possibilità di superamento dei condizionamenti comportamentali;
  • un maggior sviluppo del pensiero divergente;
  • un aiuto a conoscere la proria creatività ed a superare le tensioni, l’ansia e l’angoscia del fallimento;
  • dimostrare come l’errore possa diventare la base per il miglioramento;
  • migliorare la persona nella percezione del sè.

Tecniche educative

Iperattività

Secondo quanto è emerso dalle mie esperienze fatte con pazienti affetti da sindrome di deficit di attenzione ossia iperattivi, posso affermare che, riconoscere precocemente il bambino iperattivo è fondamentale, in quanto sin dalla precoce età si possono utilizzare metodologie e risorse più idonee con modalità sistematiche.

È importante agire a vari livelli, valutando le eventuali componenti ereditarie, neurologiche e problematiche familiari.

Tale disturbo, sembra essere presente più nei maschi che nelle femmine. Secondo gli ultimi dati il 5/10 % in più delle bambine.

Il problema più grave dell’iperattività infantile è il deficit di attenzione dovuto all’instabilità non solo motoria ma psichica di cui soffre il bambino. I bambini iperattivi sono sempre in movimento, incapaci di prestare attenzione agli insegnanti e di concentrarsi.

Individuare le cause è essenziale per definire il programma di cura più adatto. I bambini iperattivi hanno spesso un temperamento ultrasensibile e lo strumento per definire il bambino iperattivo è l’osservazione.

  1. Ha difficoltà a rimanere seduto quando gli viene richiesto
  2. Si distrae facilmente
  3. Ha difficoltà ad aspettare il suo turno nei giochi e nel gruppo
  4. Non riesce ad ultimare delle commissioni
  5. Passa spesso da un’attività senza completarla ad un’altra
  6. Gioca con molta foga ed inquietudine
  7. Spesso non ascolta ciò che gli viene detto
  8. Perde facilmente gli oggetti

Le cause della iperattività possono essere tante: possono dipendere da carenze di cure materne, da un inadeguato rapporto madre figlio, da rivalità verso i fratelli, da scarsi stimoli, da un ambiente culturalmente scarso. La base di un calibrato sviluppo della personalità è l’amore materno.

Sono deleteri certi comportamenti dei genitori, come, l’iperprotettività che impedisce al bambino di fare quelle giuste esperienze utili per un sano sviluppo, oppure la troppa permissività. L’educatore deve individuare queste carenze affettive e può anche rendere consapevole la famiglia, sempre dopo aver prima instaurato un rapporto di collaborazione. Purtroppo il rischio che corrono tutti i bambini iperattivi e che se non sono seguiti diventano disadattati. Quindi l’educatore dopo aver notato comportamenti che fanno supporre delle carenze, deve predisporre degli obiettivi di stimolazione secondo il tipo di lacune. Le cause di svantaggio possono essere dovute a motivi diversi e ogni tipo di svantaggio richiede particolari strategie d’intervento. Quindi deve essere aiutato da specialisti e collaboratori. Essi devono imparare a comunicare con gli altri, devono essere messi a contatto con il gruppo, per ricavare così maggiori stimolazioni. Attraverso la socializzazione possono inserirsi in futuro nell’ambiente sociale. Il ruolo del Pedagogista è primario dato che il suo intervento aiuta nei primi anni di vita, ciò solo quando si ha la consapevolezza da parte della comunità, per una reale integrazione e per il recupero.

Il comportamento aggressivo che può aver origine dalla gelosia può essere deviato facendo scaricare l’aggressività su oggetti, quindi bisogna predisporre l’ambiente in modo da costituire valvole di scarico o attraverso il movimento o con il ricorrere alle espressioni artistiche, grafiche, plastiche, musicali. Bisogna stabilire per loro obiettivi sempre più impegnativi proponendo interessi nuovi, se sono bene guidati possono essere d’aiuto e di guida per gli altri. Programmare una corretta impostazione metodologica che contempli tecniche ed interventi didattici differenziati; avere una chiara visione degli obiettivi educativi da raggiungere, ed effettuare una scelta dei mezzi adatti a realizzare, l’aderenza ai comportamenti positivi del bambino iperattvo.

La metodologia deve essere commisurata all’effettivo grado di sviluppo del bambino, deve essere attiva, capace di sviluppare le attitudini, tenendo una linea di intervento unitaria, organica, ed integrale in quanto il bambino va considerato nella globalità dei suoi bisogni.

I motivi della iperattività possono essere diversi ma spesso sono legati ai conflitti affettivi. Cercate di essere più naturali possibili, non lo richiamate, non lo sgridate, in quanto il vostro bambino si pone in situazione di sfida nei vostri confronti. E’ possibile che si senta piccolo ed insignificante e tenti di mettersi in evidenza con qualche gesto maleducato. Dategli più affetto e cercate di capire cosa lo tormenta, fatelo con molto tatto e molta dolcezza.

Insegnategli al bambino a muovere il pensiero per incanalare nella direzione giusta le sue energie, secondo la sua logica il suo senso creativo, rendendolo più autonomo e padrone delle sue relazioni spazio-temporali, attraverso l’ascolto e il dialogo di esperti pedagogisti gestire la mente del bambino, rendendoli consapevoli come possono sfruttare la loro iperattività, stimolando la loro attenzione nell’osservare e rivedere mentalmente delle figure o ascoltare per riascoltare mentalmente. Occorre quindi, insegnare al bambino a percepire con attenzione, in quanto il bambino bombardato da stimoli percettivi, non ha il tempo di evocare e di memorizzare, non impara a riflettere e non utilizza l’immaginazione, in altre parole non ha il tempo di assimilare l’azione.

Da diversi anni, però, i ricercatori che si occupano di ADHD hanno iniziato a metterne in luce sintomi e cause, e hanno trovato che il disturbo può avere una causa genetica . Attualmente, le teorie in proposito sono molto diverse da quelle che andavano per la maggiore anche solo pochi anni fa. I ricercatori stanno chiarendo che l’ADHD non è un disturbo dell’attenzione in sé – come si era a lungo ritenuto – ma nasce da un difetto evolutivo nei circuiti cerebrali che stanno alla base dell’inibizione e dell’autocontrollo . A sua volta, questa mancanza di autocontrollo pregiudica altre importanti funzioni cerebrali necessarie per il mantenimento dell’attenzione, tra cui la capacità di posticipare le gratificazioni immediate in vista di un successivo e maggiore vantaggio.

I bambini affetti da ADHD, pertanto, non riescono a controllare le loro risposte all’ambiente. E’ come se in questo momento che state leggendo veniste bombardati da tanti altri eventi disturbanti, come la televisione accesa, i vostri figli che gridano fuori la stanza, il telefono che squilla e voi non riusciste ad annullare tutti questi stimoli per focalizzare la vostra attenzione solo su quello che state facendo e che vi interessa tanto. Se non aveste questa capacità di “filtrare” gli stimoli e “prestare attenzione” comincereste a sentirvi agitati perché vi rendereste conto di non riuscire nel vostro intento.

Iperattivita’

Iperattività

Secondo quanto è emerso dalle mie esperienze fatte con pazienti affetti da sindrome di deficit di attenzione ossia iperattivi, posso affermare che, riconoscere precocemente il bambino iperattivo è fondamentale, in quanto sin dalla precoce età si possono utilizzare metodologie e risorse più idonee con modalità sistematiche.

È importante agire a vari livelli, valutando le eventuali componenti ereditarie, neurologiche e problematiche familiari.

Tale disturbo, sembra essere presente più nei maschi che nelle femmine. Secondo gli ultimi dati il 5/10 % in più delle bambine.

Il problema più grave dell’iperattività infantile è il deficit di attenzione dovuto all’instabilità non solo motoria ma psichica di cui soffre il bambino. I bambini iperattivi sono sempre in movimento, incapaci di prestare attenzione agli insegnanti e di concentrarsi.

Individuare le cause è essenziale per definire il programma di cura più adatto. I bambini iperattivi hanno spesso un temperamento ultrasensibile e lo strumento per definire il bambino iperattivo è l’osservazione.

  1. Ha difficoltà a rimanere seduto quando gli viene richiesto
  2. Si distrae facilmente
  3. Ha difficoltà ad aspettare il suo turno nei giochi e nel gruppo
  4. Non riesce ad ultimare delle commissioni
  5. Passa spesso da un’attività senza completarla ad un’altra
  6. Gioca con molta foga ed inquietudine
  7. Spesso non ascolta ciò che gli viene detto
  8. Perde facilmente gli oggetti

Le cause della iperattività possono essere tante: possono dipendere da carenze di cure materne, da un inadeguato rapporto madre figlio, da rivalità verso i fratelli, da scarsi stimoli, da un ambiente culturalmente scarso. La base di un calibrato sviluppo della personalità è l’amore materno.

Sono deleteri certi comportamenti dei genitori, come, l’iperprotettività che impedisce al bambino di fare quelle giuste esperienze utili per un sano sviluppo, oppure la troppa permissività. L’educatore deve individuare queste carenze affettive e può anche rendere consapevole la famiglia, sempre dopo aver prima instaurato un rapporto di collaborazione. Purtroppo il rischio che corrono tutti i bambini iperattivi e che se non sono seguiti diventano disadattati. Quindi l’educatore dopo aver notato comportamenti che fanno supporre delle carenze, deve predisporre degli obiettivi di stimolazione secondo il tipo di lacune. Le cause di svantaggio possono essere dovute a motivi diversi e ogni tipo di svantaggio richiede particolari strategie d’intervento. Quindi deve essere aiutato da specialisti e collaboratori. Essi devono imparare a comunicare con gli altri, devono essere messi a contatto con il gruppo, per ricavare così maggiori stimolazioni. Attraverso la socializzazione possono inserirsi in futuro nell’ambiente sociale. Il ruolo del Pedagogista è primario dato che il suo intervento aiuta nei primi anni di vita, ciò solo quando si ha la consapevolezza da parte della comunità, per una reale integrazione e per il recupero.

Il comportamento aggressivo che può aver origine dalla gelosia può essere deviato facendo scaricare l’aggressività su oggetti, quindi bisogna predisporre l’ambiente in modo da costituire valvole di scarico o attraverso il movimento o con il ricorrere alle espressioni artistiche, grafiche, plastiche, musicali. Bisogna stabilire per loro obiettivi sempre più impegnativi proponendo interessi nuovi, se sono bene guidati possono essere d’aiuto e di guida per gli altri. Programmare una corretta impostazione metodologica che contempli tecniche ed interventi didattici differenziati; avere una chiara visione degli obiettivi educativi da raggiungere, ed effettuare una scelta dei mezzi adatti a realizzare, l’aderenza ai comportamenti positivi del bambino iperattvo.

La metodologia deve essere commisurata all’effettivo grado di sviluppo del bambino, deve essere attiva, capace di sviluppare le attitudini, tenendo una linea di intervento unitaria, organica, ed integrale in quanto il bambino va considerato nella globalità dei suoi bisogni.

I motivi della iperattività possono essere diversi ma spesso sono legati ai conflitti affettivi. Cercate di essere più naturali possibili, non lo richiamate, non lo sgridate, in quanto il vostro bambino si pone in situazione di sfida nei vostri confronti. E’ possibile che si senta piccolo ed insignificante e tenti di mettersi in evidenza con qualche gesto maleducato. Dategli più affetto e cercate di capire cosa lo tormenta, fatelo con molto tatto e molta dolcezza.

Insegnategli al bambino a muovere il pensiero per incanalare nella direzione giusta le sue energie, secondo la sua logica il suo senso creativo, rendendolo più autonomo e padrone delle sue relazioni spazio-temporali, attraverso l’ascolto e il dialogo di esperti pedagogisti gestire la mente del bambino, rendendoli consapevoli come possono sfruttare la loro iperattività, stimolando la loro attenzione nell’osservare e rivedere mentalmente delle figure o ascoltare per riascoltare mentalmente. Occorre quindi, insegnare al bambino a percepire con attenzione, in quanto il bambino bombardato da stimoli percettivi, non ha il tempo di evocare e di memorizzare, non impara a riflettere e non utilizza l’immaginazione, in altre parole non ha il tempo di assimilare l’azione.

Da diversi anni, però, i ricercatori che si occupano di ADHD hanno iniziato a metterne in luce sintomi e cause, e hanno trovato che il disturbo può avere una causa genetica . Attualmente, le teorie in proposito sono molto diverse da quelle che andavano per la maggiore anche solo pochi anni fa. I ricercatori stanno chiarendo che l’ADHD non è un disturbo dell’attenzione in sé – come si era a lungo ritenuto – ma nasce da un difetto evolutivo nei circuiti cerebrali che stanno alla base dell’inibizione e dell’autocontrollo . A sua volta, questa mancanza di autocontrollo pregiudica altre importanti funzioni cerebrali necessarie per il mantenimento dell’attenzione, tra cui la capacità di posticipare le gratificazioni immediate in vista di un successivo e maggiore vantaggio.

I bambini affetti da ADHD, pertanto, non riescono a controllare le loro risposte all’ambiente. E’ come se in questo momento che state leggendo veniste bombardati da tanti altri eventi disturbanti, come la televisione accesa, i vostri figli che gridano fuori la stanza, il telefono che squilla e voi non riusciste ad annullare tutti questi stimoli per focalizzare la vostra attenzione solo su quello che state facendo e che vi interessa tanto. Se non aveste questa capacità di “filtrare” gli stimoli e “prestare attenzione” comincereste a sentirvi agitati perché vi rendereste conto di non riuscire nel vostro intento.

Disturbi del linguaggio

Disturbi del linguaggio

Nel bambino, l’acquisizione del linguaggio si sviluppa secondo un piano regolare, l’ontogenesi del linguaggio si sviluppa attorno a tre tappe:

  1. il prelinguaggio (fino a 12-13 mesi, alcune volte 18 mesi);
  2. il piccolo linguaggio (da 10 mesi a 2 e mezzo o 3 anni);
  3. il linguaggio (dai 3 anni)

Il prelinguaggioEsso parte sulla base di una vasta gamma di sensazioni (collera, inpazienza, dolore, soddisfazione, appure anche piacere).

Iniziando dal 1° mese il bambino acquista una capacità respiratoria più elevata, compaiono i primi cinguettii e le lallazioni. Quindi egli passa rapidamente da suoni non specifici alla lallazione.

Dai 6-8 mesi emerge l’ecolalia; una specie di melodia emessa dal bambino, a poco a poco le emissioni si trasformano in emissioni vocaliche e consonantiche.

Piccolo linguaggioLe prime parole sono di facile utilizzazione come: papà, mamma, tieni, etc.

A 12 mesi un bambino può aver acquisito da 5 a 10 parole.

A due anni, il vocabolario può comprendere 200 parole. Nel periodo della “parole frase”, il bambino utilizza una parola il cui significato dipende dal contesto gestuale, mimico o situazionale. Il linguaggio accompagna sempre l’azione, la rinforza, ma non si sostituisce ancora ad essa.

LinguaggioSi caratterizza nell’ arricchimento del linguaggio attraverso la conoscenza di almeno 1500 parole, contemporaneamente il linguaggio diviene un mezzo di conoscenza. Il bambino alla sua maniera copia l’adulto, acquisendo progressivamente parole e costruzioni nuove che sono poi immesse nella sua attività verbale “libera”.

tra i 4 e i 5 anni, l’organizzazione sintattica del linguaggio diviene sempre più complessa. Passa così dal linguaggio implicito, al linguaggio esplicito.

Blesità

E’ un difetto di pronuncia consistente nella modificazione o nell’abolizione di una consonante. Spesso dipende da una imperfezione meccanica articolatoria dell’apparato di fonazione, che non permette il perfetto movimento e ne determina la mancata formulazione del suono.

La blesità può essere di natura periferica, derivata da paralisi dei muscoli linguali, dal nervo facciale, del velo pendulo e della faringe o dalla malocclusione dentaria etc.

Di natura centrale, riscontrata nei soggetti con insufficienza mentale.

La cura è costituita da un trattamento logopedico che si basa sia su esercizi di respirazione e di emissioni di suoni, ma anche su attività psicomotorie generali.

Disartria

E’ il disturbo dell’articolazione della parola, dovuta alla mancata coordinazione dei muscoli fonatori per il difetto dell’innervazione, che avviene in modo euritmico anormale.

Può manifestarsi in maniera lieve <impaccio motorio> o in maniera grave fino a giungere all’icapacità dell’articolazione.

La disartria è spesso presente nelle Kinesipatie encefaliche. il disturbo dell’articolazione si rifà al disturbo della coordinazione dei movimenti degli arti.

Il trattamento deve partire dalla fase della lallazione modulata, favorendo l’articolazione della parola attraverso esercizi mirati.

Balbuzie

E’ un alterazione del versante elocutorio. Si distingue in balbuzia tonica, balbuzia clonica.

La balbuzia tonica non permette di emettere dei suoni per un certo periodo, la balbuzia clonica, è caratterizzata da una ripetizione involontaria, interrotta ed esplosiva di una sillaba, spesso la prima della frase.

Spesso la balbuzia è accompagnata da contrazioni del viso, tic o gesti variabili del viso della mano degli arti inferiori. Si presentano alcune volte manifestazioni emotive.

La balbuzia può manifestarsi in maniera improvvisa o attraverso uno shock affettivo o emozionale ed essa si accentua nello scatenare un emozione.

I fattori associati possono essere ereditari o da mal lateralizzazione, oppure dal ritardo del linguaggio.

Disturbi del linguaggio causati da alterazioni della funzione uditiva

Il bambino per poter apprendere e parlare deve aver la possibilità di udire. Pertanto, la necessità di rilevare deficenze uditive anche lievi. Il bambino con deficit uditivo perderà completamente l’uso del linguaggio (Mutismo di ritorno).

Disturbi espressivi da ipocusia

Il bambino che riesce a comprendere tenui variazioni acustiche riuscirà ad attribuire loro un significato ed un codice di comunicazione, quindi egli raggiunge un difettoso controllo dei parametri articolatori, ritmici e melodici del linguaggio, acquisendo una capacità verbale alterata.

Una volta individuata l’ipoacusia, è necessario stimolare verbalmente il bambino, osservando attentamente il movimento delle labbra ed intervenire su eventuali anomalie.

Disfasia

Consiste nel difetto della funzione ordinatrice del linguaggio, in quanto presenta una incapacità a impostare i fonemi articolatori indipendentemente dall’apparato fonatorio. Si presenta con parole morfologicamente deformate e non adeguate sul piano del significato.

Nella disfasia di ricezione si ha una deficienza della comprensione del significato delle parole, essa viene associata la condizione denominata auditismo.

Sordomutismo

L’assenza dell’acquisizione del linguaggio per deficit uditivo, porta al sordomutismo. La sordità in questo caso porta al mancato sviluppo del linguaggio.

Particolare rilevante è lo sviluppo della mimica, che si rivela molto espressiva tanto da sopperire il linguaggio orale.

Afasia

Rispeto alla disfasia, è un disturbo molto più grave, consistente nell’incapacità di comprensione e di espressione del linguaggio. Essa può essere di natura congenita o acquisita.

Si distinguono i gruppi afasici in due gruppi:

  1. afasici con difficoltà aspressive;

  2. afasici con gravi problemi della percezione uditiva, nei quali è colpito il versante ricettivo.

Bullismo

Il bullismo è un fenomeno complesso, che viene troppo spesso chiamato in causa erroneamente perché pare rappresentare dalla più banale marachella a veri e propri atti di teppismo.

Il termine deriva dall’inglese Bulling ossia, fare il bullo, usare prepotenze contro i più deboli e si manifesta esattamente come il mobbing negli ambienti di lavoro degli adulti.

Affinché si possa parlare di bullismo è necessario che l’atto del bullo (o più spesso del gruppo), sia intenzionale, persistente nel tempo ed all’interno di una relazione asimmetrica (forte-debole, grande-piccolo, carnefice-vittima)-

Si parla quindi erroneamente di bullismo quando un ragazzo più grande, ruba a scuola i soldi per la merenda di uno che frequenta una classe inferiore, mentre è adeguato il concetto se questo atteggiamento accade ogni  mattina.

Il bullismo può essere diretto od indiretto; nel primo caso possiamo osservare attività di tipo fisico che consistono in colpi, calci, spinte e tutti i tipi di molestie possibili, compresa quella sessuale; per entrambi i casi invece possiamo osservare modalità: verbali, psicologiche ed elettroniche. Prendere in giro, isolare, minacciare, fare in modo che questi comportamenti vengano perpetuati anche dagli altri, sono tutte forme di bullismo più silenziose, ma non meno gravi.

Gli episodi di prepotenza si manifestano con modalità più o meno precise ed inequivocabili, il bullismo più frequente tra i maschi è quello diretto, contraddistinto da comportamenti aggressivi e prepotenti visibili. Il bullismo indiretto, punta più sul piano psicologico (tipico nella prevaricazione femminile) esso è un disturbo comportamentale meno evidente, e quindi più difficile da individuare. Un ruolo importante lo assumono gli spettatori silenziosi o sostenitori del bullo. Dato che la maggior parte degli episodi di bullismo avviene in presenza del gruppo dei coetanei, ed è proprio la maggioranza silenziosa che costituisce l’appiglio sulla quale fare leva per ridurre la portata del fenomeno.

Poiché è un fenomeno ancora in via di studio, non è facile delineare chiaramente la personalità del tipico “bullo” e quella naturalmente della vittima. In generale si può affermare che il primo è senz’altro aggressivo e spesso questo comportamento è evidente anche in contesti diversi da quello scolastico e dai compagni di scuola più deboli. Si osserva spesso un forte bisogno di dominare gli altri e questo può farli apparire sicuri di sé ed impulsivi, anche se in realtà alcune azioni possono essere ben premeditate e l’atteggiamento stesso nascondere un profondo senso di vuoto od insicurezza, mal gestiti.

Hanno difficoltà a rispettare le regole ma sono esigenti su quelle poste da loro.

Solitamente sono persone dotate fisicamente e ben inserite nei contesti sportivi anche agonistici.

Molti autori suggeriscono che abbiano un’intelligenza piuttosto acuta e questo lo si carpisce dalla capacità di trarre vantaggio da ogni situazione e di trarsi d’impaccio nelle situazioni più difficili; probabilmente questo acume, un’intensa energia, modelli educativi carenti o deviati, portano poi alla messa in atto sistematica di un comportamento che porta senz’altro molti vantaggi, dalla conseguenza diretta del bullismo alla popolarità che molto spesso suscitano.

Non si mostrano ansiosi, ma non significa che non lo siano e l’atteggiamento deviato potrebbe proprio manifestarsi come forma di fronteggiamento inadeguata e sproporzionata.

Come accennato, anche la vittima ha delle proprie caratteristiche: si tratta spesso di un soggetto evidentemente insicura ed ansiosa, spesso fisicamente esile, cauta, silenziosa, sensibile. La vittima può chiudersi in se stessa o piangere, raramente ha il coraggio di chiedere aiuto ed è per questo che viene designata. Sarebbe quindi bello poter affermare: il bullo ha scelto casualmente la sua vittima, ma in realtà ci sono delle caratteristiche, magari di buona educazione semplicemente, che vengono viste come debolezza e, una volta innescato il meccanismo vessatorio, si autoalimenta in un circolo vizioso.

Il trattamento

Naturalmente è necessario lavorare con il ragazzo, la scuola e la famiglia in maniera parallela; è importante utilizzare un approccio comportamentale e direttivo, ma anche educativo.

La metodologia e le modalità da adottare sono la collaborazione tra insegnanti ed esperto che interviene in classe. Ma anche la famiglia ha un ruolo importante, in quanto esso sono dei modelli di vita da seguire, in quanto essi sono promotori di modalità adeguate di avvicinamento verso l’altro, affinché l’esempio possa essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi.

Autore: Dr.ssa Sara Ginanneschi
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

Autismo

Autismo

E’ l’evidenza del disordine, qualunque esso sia. Si ha l’impressione di avere davanti un guscio vuoto, un castello incantato con una facciata intatta che nasconde un cumulo di rovine.

Attualmente una delle ipotesi maggiormente fondate è quella che interpreta l’autismo come un disturbo cognitivo su base organica.

Le classificazioni fatte sono:

incapacità di tenere una conversazione;

ripetitività;

comportamento stereotipato;

tendenza all’isolamento;

ignorare gli altri;

interazione sociale insufficiente;

modo di guardare non appropriato;

difficoltà di comunicare con gesti o la mimica;

emissioni vocali stereotipate;

attività spontanea ridotta;

problema del rapporto con gli oggetti;

intolleranza al cambiamento, alla frustrazione;

attività senso motoria stereotipata;

aggressività verso gli altri;

crisi comportamentali;

disturbi dell’udito;

fatica a stare attento;

piccole manifestazioni d’angoscia;

andatura bizarra;

disturbi dell’umore.

Le cause precise della malattia non sono del tutto note. L’autismo non è una malattia mentale e non ha nulla a che fare con la schizofrenia. Tuttavia s’identifica con una psicosi infantile causata dalla personalità psicogenetica dei genitori.

La malattia colpisce cinque individui su diecimila, soprattutto maschi.

Purtroppo bisogno affermare che trova il mondo della scuola del tutto impreparato all’accoglienza dei bambini che ne sono affetti.

I sintomi della malattia appaiono nei primi tre anni di vita, ma difficilmente i pediatri e i genitori se ne rendono conto.

Il bambino autistico non manifesta reciprocità emozionale nell’interazione e non è consapevole dell’esistenza dei sentimenti degli altri. Inoltre egli non è capace di fare ciao con la mano, ma se ci riesce la sua imitazione è meccanica e non funzionale.

Preferisce attività di gioco solitarie, non ha alcuna capacità di comunicazione verbale e non verbale, ma se cerca la comunicazione lo fa attraverso i gesti, lo sguardo, l’espressione del viso, ed è incoerente ed anomala.

Analizzando i gesti si nota l’andatura discontinua è piena di stranezze, come un orologio impazzito, un palloncino che si sgonfia in aria senza prevedibilità alcuna.

L’idea di forzare il bambino con l’intento d’aiutarlo si è rivelata contropoducente e fallimentare. Occorre cautela per tentare d’aiutarlo, se prenderà confidenza con la mano dell’educatore/genitore ripristinerà alla fine la funzione ordinativa, indicatoria e reale del gesto.

La comunicazione visiva è anomala, il loro sguardo è incapace di fissare per più di una frazione di secondo, obbligati ad usare la visione periferica dell’occhio in quanto quella centrale non è attendibile, i soggetti autistici sono costretti a tenere separate le due sensazioni, quella proveniente dal gesto e quella proveniente dallo sguardo.

Inoltre i bambini sentono in maniera distorta e pertanto danno l’impressione di non ascoltare.

Occorre supplire ai loro assoluti silenzi, cercando di parlare sempre a bassa voce, lentamente e distesamente. Parlare di cose visibili, possibilmente di oggetti mostrati in precedenza.

L’autismo si addolcisce con la musica purchè non includa frastuoni, quindi bisogna evitare il chiasso, le urla, i mortaretti e i fuochi di artificio. Questi urtano la sua condizione di percezione uditiva abnorme, poichè il bambino autistico è impossibilitato a discriminare i suoni dai rumori. Pertanto è necessario programmare con loro ogni piccolo cambiamento dell’ambiente sonoro circostante.

Per prima cosa serve analizzare il bambino per capire i suoi specifici problemi d’apprendimento. A volte, non è possibile capire le ragioni del perchè un bambino ha difficoltà con un particolare compito oppure obiettivo.In questo caso occorre studiare una vera e proria sperimentazione, basata sulla prova attraverso l’errore, allo scopo di condurre forse ad un’esatta interazione didattica. Il genitore e/o insegnante non deve aver paura di sperimentare diverse idee variando gli obiettivi. Il bambino non sarà danneggiato da tale sperimentazione se le risposte saranno osservate e se il genitore-insegnante modificherà le strategie rilevatesi improduttive.

Il bambino deve saper guardare o ascoltare un’altra persona; deve capire il concetto del “matching” (in altre parole unire o mettere insieme figure o oggetti simili, intuendo che ” vanno insieme”), deve essere in grado di organizzare i suoi movimenti in modo che essi vadano in sintonia con quanto ha osservato. I genitori e gli insegnanti devono mostrare una certa sensibilità, e comprendere le ragioni per cui alcune attività non funzionano bene con un certo tipo di bambino.

Occorre essere pronti ad introdurre cambiamenti per venire incontro ai bisogni particolai del soggetto ed alle sue limitazioni.

molti bambini inabili nello sviluppo sono affetti da disturbi nell’uso delle abilità percettive, e le mete d’insegnamento sono quindi dirette a migliorare quest’uso. Esistono alcune tecniche specifiche che sono state d’aiuto nel fornire uno speciale addestramento alle abilità percettive, abilità che il bambino autistico sa usare fisicamente ma non è in grado di usare funzionalmente.

Ci si riferisce a delle individuate tecniche per sviluppare le abilità del bambino autistico come: “accrescere l’accettazione degli stimoli tattili”, ” percorrere con lo sguardo un’area per localizzare un dato oggetto”, “aumentare il rintracciamento visivo”, ” mantenere l’organizzazione visiva”,. “localizzare la fonte di un suono”. Inoltre ci si riferisce alle abilità grosso motorie degli autistici e dei soggetti affetti da disturbi di sviluppo, la cui energia, può essere più avanzata rispetto alle capacità di giudizio o comprensione delle restrizioni verbali e sociali.

Il movimento fisico è essenziale allo sviluppo della coscienza che il bambino deve avere del proprio corpo e dei rapporti con il suo ambiente. Il lavoro clinico si deve basare anche al recupero di tali abilità (mancanza d’energia e forza nei muscoli, scarso controllo dell’equilibrio, goffaggine nell’evitare ostacoli ambientali, scarso controllo della velocità e della forza). Bisogna inoltre considerare l’interesse del bambino in modo da fornirgli le motivazioni ed il piacere ad eseguire le attività. I bambini pigri ed ipoattivi non ricavano gran piacere dall’esercizione fisico, quindi le attività grosso motorie loro insegnate devono racchiudere un altro punto d’interesse oltre al movimento fisico.

Il coordinamento e la forza muscolare progrediscono attraverso la pratica giornaliera.

Inoltre i bambini autistici hanno scarse abilità fini motorie.

Le “abilità fini motorie” si riferiscono all’uso delle mani, in altre parole le dita, il polso, e la coordinazione delle mani e dei piedi, ma non riescono a manovrare, muovere e sistemare i materiali. Questi bambini spesso non possiedono la curiosità e la persistenza che conduce all’esplorazione normale dei materiali.

Di conseguenza, essi non praticano abilità sempre nuove come i bambini normali e non sono capaci di migliorare le abilità che possiedono senza un aiuto strutturato da parte d’adulti.

L’adulto per discernere le mete educative che siano d’aiuto al bambino, dovrà osservare il rapporto che il bambino ha con gli oggetti, analizzando le abilità emergenti con quelle incerte.

Gli obiettivi scelti per raggiungere ciascuna meta devono essere elencati in ordine di difficoltà.

Infine per delineare i livelli superiori del pensiero (che comprendono organizzare e ricordare le percezioni e paragonare le informazioni sensoriali recepite con il ricordo, allo scopo di anticipare ed eseguire azioni appropriate). Occorre addestrare il bambino al riconoscimento delle somiglianze e delle differenze, all’ordine sequenziale degli eventi nel tempo e nello spazio ed il riconoscimento degli oggetti ha varie qualità ed attributi.

Via via il bambino progredisce nella comprensione delle somiglianze e delle differenze, e nell’abilità di associare gli oggetti in base alla funzione o di organizzarli in sequenze.

Le abilità nel linguaggio ricettivo svolgono un ruolo sempre più importante. Le deficienze nella comunicazione sono gli handicap più gravi nell’età evolutiva. Quindi migliorare la comunicazione diventa il punto centrale della maggior parte dei programmi educativi. La scelta delle mete, è basata sulla valutazione sia del linguaggio ricettivo sia di quello espressivo.

La consapevolezza che le parole possono dargli delle ricompenze è il primo passo per lo sviluppo del linguaggio ricettivo. A questo stadio il bambino può non sapere cosa significa “apri la porta”, ma capisce che è un segnale per un certo tipo d’azione. Di conseguenza il bambino diventerà sempre più consapevole del bisogno di discriminare le due parole “apri”, “porta”, in tal caso l’abilità ad ascoltare diverrà per lui sempre più importante.

Il linguaggio ricettivo precede quello espressivo. Il bambino deve capire una parola prima di poterla usare in modo espressivo.

Le nuove parole s’imparano meglio e più facilmente quando s’insegnano singoralmente oppure in frasi brevi.

Il vocabolario iniziale deve consistere di parole che avvertano per il bambino una certa motivazione ad apprendre:

parole concernenti cose che desidera o azioni che gli piacciono.

L’apprendimento di nuove parole è facilitato quando il bambino partecipa col movimento, in tal caso anche quando l’attenzione uditiva e la memoria sono deboli, i gesti o i segni danno un aiuto in più per sviluppare la comprensione e la comunicazione.

I genitori-insegnanti quando inventano un’attività per raggiungere una meta specifica, devono cercare di considerare il livello di abilità che il bambino possiede, ed immaginarne il comportamento in ogni fase della nuova attività progettata.

Il bambino ha bisogno di riuscire nella sua attività. Gli aspetti più difficili e frustranti di un’attività sono tollerati solo se il bambino potrà anche usare quelle abilità in cui è bravo.

Il genitore deve aiutare il bambino nelle aree più deboli è se occorre deve eseguire lui stesso una parte del compito.

Quando un bambino capisce i nostri segnali e mostra d’avere delle risposte appropriate, l’interazione è spontanea, ma la maggior parte dei bambini autistici ha problemi nel capire ed esprimere la comunicazione normale. Il bambino autistico mostra d’avere dei comportamenti bizzarri, che interferiscono con il proprio apprendimento, la frequenza scolastica, la convivenza in casa e nella comunità.

L’obiettivo più importante è progettare un programma individualizzato che aumenterà al massimo l’adattamento del bambino nell’ambiente.

Tale tipo d’interazione spesso porta in sè un certo grado di rischio. La situazione richiede decisioni che presentano un rischio basso oppure alto. Alcuni comportamenti interferiscono con l’apprendimento, altri con l’adattamento, altri ancora con il rischio della propria vita.

Per questa ragione è importante ottenere la collaborazione da parte dei genitori e degli insegnanti.

Interventi comportamentali

Meno di dieci anni fa, si credeva che i bambini autistici e quelli affetti da disturbi nell’età evolutiva, soffrissero di sentimenti depressivi e frustrazioni. Come conseguenza si pensò di assecondare l’insegnamento alla libera espressione del bambino. La ricerca di Schopler e di altri colleghi nel 1971, ha rilevato alla fine che, la diagnosi era errata. Schopler fu il fondatore del programma di pedagogia speciale, “trattamento e pedagogia dei bambini autistici con difficoltà di comunicazione”, cioè del programma TEACCH.

Tale programma permette una valutazione individualizzata e un progetto educativo adatto per le esigenze di coloro colpiti da gravi disturbi generalizzati dello sviluppo, della comunicazione e della motivazione.

Per utilizzare in modo appropriato questo programma, occorre capire quattro concetti basilari:

il modello d’interazione

la prospettiva di sviluppo

il relativismo comportamentale

le gerarchie d’addestramento.

Per “modello d’interazione” s’intende l’interazione del bambino autistico con i genitori e gli insegnanti, laddove i genitori tendono a plasmare il comportamento del figlio secondo le loro aspettative; quindi attraverso il modello d’interazione si cercano di sviluppare le strategie d’insegnamento, concentrando il tutto su di un’abilità o un comportamento. I comportamenti singoli e le deficienze d’apprendimento si possono identificare meglio in questo contesto d’interazione.

La “prospettiva di sviluppo” serve per ricordare che, le capacità d’adattamento del bambino autistico si formano secondo l’età ed il livello di sviluppo. Ciò significa guardare il livello di sviluppo in diverse aree di funzionamento mentale e formulare appropriate risposte educative.

Il “relativismo Comportamentale” codifica le capacità generalizzabili del bambino autistico. Il desiderio di generalizzazione da parte del bambino per le abilità apprese ha permesso di stabilire le tecniche scientifiche.

Invece “l’addrestramento alle gerarchie” serve a stabilire le priorità basate sui rischi posti dalla sopravvivenza del bambino e dal suo mantenimento in un ambiente il più possibile ottimale e restrittivo al minimo.

Il “tempo” è il periodo scelto per le lezioni di solito è sempre lo stesso, deve far parte delle abitudini del bambino autistico; a casa potrebbe essere dopo pranzo o cena; a scuola dopo le ore del mattino. In questi casi aiuta molto predisporre un orario delle sessioni educative che precedono un’attività desiderata.

La “durata” d’ogni sessione deve essere pianificata sulla base dell’abilità del bambino a mantenere desta la propria attenzione, e delle pressioni che si esercitano sugli orari del genitore o dell’insegnante. Le sessioni possono variare da 10 minuti ad 1 ora.

quando si scelgono i materiali da utilizzare occorre stare attenti a quello che preferisce il bambino in termini di colori, forme, consistenze ed oggetti. L’organizzazione dei materiali e la sequenza ordinata di presentazione durante la sessione sono essenziali per un insegnamento efficace. il bambino autistico deve poter vedere chiaramente quali materiali usare prima, dove sistemarli, e dove riporli. Vassoietti, scodelle o quadrati di carta colorata aiutano il bambino a vedere dove mettere le cose.

I compiti che richiedono gesti o linguaggio possono essere delucidati visivamente con l’uso di gettoni, monetine o piccoli premi. Ad esempio, se chiediamo al bambino di toccarsi una parte del corpo, metteremo in cambio 10 monetine sul tavolo.

Per aiutare un bambino ad imparare occorre osservarlo, fargli sapere cosa ci aspettiamo da lui e sarà bene mostrarglielo in vari modi finchè non sarà capace di farlo da solo. Ciò dipende anche dalla motivazione del bambino e dal livello delle abilità mostrate attraverso le sue risposte.

A volte la “manipolazione” può essere utile per riportare l’attenzione, ciò vuol dire toccare il bambino autistico e guidarlo fisicamente attraverso i movimenti necessari per completare il compito, facendo capire al bambino che deve lavorare.

“L’assistenza diretta” è data al bambino quando l’educatore gli consegna il materiale da adoperare, oppure termina ciò che l’alunno ha quasi fatto. Tale assistenza consiste nel mettergli in mano i materiali o nello spostare la sedia su cui il bambino autistico sta seduto, in modo che sia più vicino al tavolo.

“La dimostrazione” si verifica quando l’educatore esegue l’attività mentre il bambino lo sta guardando; se il bambino ha difficoltà ad eseguire il compito, occorrerà ripetere la dimostrazione, modificarla gradualmente ed eseguirla a turno.

“La ripetizione costante” costituisce un metodo d’insegnamento. Facendo ripetere di continuo al bambino procedure come selezionare, infilare, etc., si dà la possibilità al bambino di eseguire i compiti senza istruzione.

“La segnalazione” fa riferimento alla risposta e spesso basta perchè il bambino completi l’attività da solo. Le segnalazioni possono essere deboli o forti. L’educatore a volte conferisce una segnalazione sia visiva che uditiva. Per usare le segnalazioni in maniera corretta bisogna che l’educatore segnali al bambino solo quello che è necessario e faccia poi sparire la segnalazione gradualmente quando il bambino riesce a rispondere correttamente da solo.

“La pantomima” consiste nell’eseguire quei movimenti che permettono di esplicitare parte del compito assegnato, senza però utilizzare i materiali corrispondenti. Ad esempio mimare per descrivere una forma o un movimento darà al bambino la segnalazione adatta per eseguire il compito.

“Le direttive verbali” invece, si riferiscono al linguaggio. L’educatore userà le direttive verbali simultaneamente con altri metodi educativi, ma deve saper quanta della comprensione del bambino deriva dalle direttive verbali e quanta dalle segnalazioni gestuali. La scelta dei metodi apropriati dipende da una valutazione accurata che permette di scoprire come il bambino riesce a percepire le direttive.

Se si lavora con bambini autistici è meglio usare frasi corte e parole semplici, parlando più lentamente del solito.

Gli interventi comportamentali hanno avuto buon esito sui bambini autistici attraverso:

“Il rinforzo positivo” (in altre parole il bambino più giovane avrà bisogno di ricompenze immediate per capire l’approvazione positiva dell’adulto, mentre il bambino più adulto capirà l’approvazione sociale e sarà in grado di controllare il suo comportamento).

“Il rinforzo sociale” (forma d’ntegrazione sociale che permette al bambino di continuare con il comportamento desiderato. Può trattarsi di una carezza d’approvazioe, un’espressione verbale del tipo bravo, oppure un sorriso).

“La punizione” (si verifica spontaneamente ed è necessaria per lo sviluppo di un comportamento appropriato, e può essere un “no” scuotendo la testa, oppure assumendo un’espressione severa).

Il “time out” si riferisce all’interruzione di un piano di potenziamento positivo per ottenere una reazione desiderabile. Il piano comprende l’allontanamento dell’adulto dal bambino, portando via le ricompense e ponendole fuori dalla sua portata.

Tale tecnica viene usata erroneamente se il bambino trae piacere dall’interruzione e si comporta male proprio per ottenerla.

La “disapprovazione sociale”, consiste nell’informare il bambino che il suo comportamento è inammissibile.

Molti bambini ad esempio preferiscono l’attenzione “negativa” (in altre parole il rimprovero) alla mancata considerazione.

I genitori e gli insegnanti devono condividere l’obiettivo generale educativo, che è quello di aiutare il bambino ad ottenere il massimo grado d’indipendenza e di adattamento all’ambiente.

L’ambiente familiare può meglio ospitare le diverse necessità d’ogni membro della famiglia, in quanto essi vivono quotidianamente insieme più di quanto lo faccia l’insegnante con il bambino.

I genitori debbono essere riconosciuti come maggiori esperti del bambino. in genere essi dimostrano con tenacia la motivazione di aiutare il figlio ad apprendere ed adattarsi.

Tuttavia, per portare avanti un efficace programma educativo individualizzato, bisogna capire le differenze valide tra casa e scuola. Continua a leggere